Appuntamento al buio, di Maria Letizia Musu. Recensione

Chi dice che l’umorismo non sia all’altezza degli altri generi letterari, certamente non avrà avuto modo di leggere racconti o romanzi sul genere ben congeniati e strutturati in modo tale da non far prevaricare un’aspra canzonatura – sicuramente poco godibile – a una sana ironia che, se ben dosata , può davvero rappresentare una chiave d’accesso al testo innovativa – non perché non sia stata forgiata prima, ma per la cattiva abitudine del lettore medio di additare il genere come la tipica lettura leggera da settimana al mare. Ma chi ha detto che ridere non insegni? Non sono forse questo, alcuni libri? Delle morali scritte nero su bianco che si imprimono nella memoria facendo tutti i collegamenti del caso, scavando nella vita di chi li legge passando al setaccio esperienze, avvenimenti, analogie?

Ed è questo che fa un bravo scrittore umoristico: armeggia con strumenti familiari al pubblico destinandoli ad usi a cui non avevano mai immaginato potessero servire. Ti fa sorridere tra le righe inchiodandoti alla fine di un concetto, è un profondo conoscitore della risata e non ammette che la si ridicolizzi traducendola in una mera battuta; perché egli non è quello che ti racconta una barzelletta e tu ridi: è colui che, facendoti ridere, ti emoziona come potrebbero fare soltanto una pagina commovente tratta da un romanzo rosa, l’addio tra due amanti protagonisti di una storia drammatica, il lieto fine in un thriller mozzafiato.

Ed è questo che fa anche Maria Letizia Musu con i suoi scritti, che ho avuto piacevolmente occasione di leggere in tempi diversi, e il romanzo Appuntamento al buio non fa eccezione.

Una trama lineare, semplice, divertente e di facile lettura, per via dello stile fluido ed estremamente incalzante dell’autrice, fattore che rende la narrazione scorrevole al punto giusto: rapida nelle sequenze di presentazione e conoscenza progressiva del personaggio principale e di quelli secondari, più morbida e accomodante all’approssimarsi delle vicende più dense di pathos che concorrono nel raggiungere il climax cui la storia si auspica di arrivare – e qui il lettore ne sarà partecipe – sin dall’inizio.

La semplicità di stile narrativo, tuttavia, non limita la capacità di sorprendere della scrittrice, la quale afferra il lettore più e più volte pizzicandolo dove più si riconosce nella trama tessuta e accompagnandolo con cadenzati passi tra ironia e senso di realismo e attualità da un capitolo all’altro, fino alla conclusione.

Il lettore imparerà a conoscere Dario, protagonista di questo romanzo spiritoso e davvero attuale, attraverso lo specchio della sua comune quotidianità, simbolo di un avvicendarsi tra luci e ombre in cui ogni persona tipo può realmente riconoscersi, se non nel personaggio nello specifico, negli eventi descritti con dovizia di particolari. E imparerà a conoscere la madre di Dario, protagonista di questo romanzo. Anche lei? Aspettate: non avrò mica parlato di un unico personaggio principale… o sì? Beh, lo sanno tutti: dove c’è una madre relativamente discreta non può esistere nulla di univoco.

Una storia dai connotati realistici che il lettore non farà fatica a sentire propri, una trama attuale condita da saporiti intermezzi di spiccato senso dell’humour e accenti di drammatica perplessità.

L’autrice ci fa leggere, attraverso le vicende di Dario, una nozione di vitale importanza che, troppo spesso, presi dal fare e dall’avere, celiamo alla nostra consapevolezza: talvolta crediamo di sapere ciò che è giusto per noi, impostando uno stato mentale di default che diamo buono per ogni evenienza, e tralasciamo un fattore importantissimo che viene a contatto con la nostra vita, che ci sembra volto a minare quell’equilibrio che ci sembra così sano, tanto l’abbiamo ricercato: l’inaspettato. Che ci travolge, ci sorprende mettendo in discussione tutte le certezze instabili messe su con fatica e dedizione, mostrandoci una nuova prospettiva che, se siamo così bravi da voler vedere, si traduce in una possibile e rosea alternativa al nostro cliché.

È così dunque che Maria Letizia Musu ci ospita tra le pagine del suo libro, creando l’ambiente a noi più congeniale per rilassarci in compagnia di Dario e delle sue avventure, facendoci assaggiare il gusto dei sapori dell’improbabile e del fatidico, con la delicatezza e l’esperienza di chi conosce bene i propri strumenti e sa disporli per comunicare con il pubblico.

Non esiste target per una risata emozionale: tutti dovrebbero leggere questo libro, quantomeno per imparare a prendersi un po’ meno sul serio e credere seriamente in se stessi una volta di più.

di Roberta Volpi

» Il sito ufficiale è ora online: www.robertavolpi.com

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