Romanzo Il volto dell’attesa – Amazon Kindle

Un sogno ricorrente,
una panchina nel centro di Seattle,
un uomo che conosce cose che non dovrebbe sapere.

Il volto dell'attesa, il romanzo surreale di Roberta Volpi

Il volto dell’attesa, il romanzo surreale di Roberta Volpi

La trama: Alison è una ragazza riservata e disillusa che col tempo si è abituata a fronteggiare con scetticismo ogni realtà rifiutando a se stessa l’ipotesi di poter rivivere un solo breve attimo di felicità assoluta per non fallire, ogni volta, nel tentativo di tenerla con sé. Legata a questa visione distorta di ciò che la circonda non si accorge di perdersi ogni giorno un po’, ignorando ciò che la vita a un certo punto deciderà di mostrarle: una via d’uscita, che si presenterà a lei come sogno lucido ricorrente. Riuscirà Alison, cercando riparo in un amore del passato, ad accettare l’oscurità fino in fondo per scoprirvi la luce, rischiando di accorgersi di quanto, non sempre, alla luce stessa, le cose si vedano più chiaramente?
Il volto dell’attesa vuole essere un momento di lettura in cui gli animi restino sospesi in attesa di una risposta che smetta di far male al cuore in un finale sorprendente; un momento senza la pretesa di raccontare ogni cosa perché dire troppo sarebbe superfluo. Proprio per questo, Il volto dell’attesa è un romanzo surreale in cui solo alla fine tutto sarà mostrato e nulla sarà più detto, poiché quel che viene mostrato e non si dice è determinante quanto ciò che viene detto senza essere mostrato, affinché il lettore possa sentirsi parte della narrazione ed essere guidato in un’oscurità che precede un bagliore che, a seconda della direzione che prenderà il suo passo sulla soglia, potrà aprirsi in inondante luce o in avvolgente tenebra.

L’ebook è disponibile a prezzo di lancio di 0,99€ qui: romance Amazon
Sarà presto disponibile in versione cartacea.

Ecco invece il booktrailer romanzo

Recensione – Sensualità, raccolta poetica di Michela Zanarella

sensualità michela zanarella

La raccolta poetica di Michela Zanarella ci propone un viaggio attraverso i sentimenti, un percorso nostalgico e passionale che non ignora punti solidi e concetti strutturalmente più marcati, osservati dalla stessa prospettiva audace, che mitiga le emozioni, sia percorrendole con la frenesia di una penna estremamente romantica e dedicata, che con l’apparente distanza di una visione d’insieme quasi si ponesse dietro a un vetro freddo a raccontare sensazioni.

È predominante, tuttavia, una vena malinconica, che vediamo rincorrere le parole che compongono l’opera: attimi di malinconia e romanticismo si ripropongono lungo l’intera collezione dell’autrice.

Ed è in versi come questi che l’autrice ci lascia entrare in un ermetico gioco di espressioni, nemmeno poi tanto marcato, portandoci verso dopo verso a intravedere l’anima estremamente introspettiva che si specchia in una conclusione che riflette tutta l’essenza di una poetica matura, cosciente ed estremamente personalizzata. Solo l’atto finale, per l’appunto, ci lascia penetrare nel significato del componimento, mentre in apertura quasi ci ostacola, a non voler permettere l’incontro del sentimento dell’autrice con quello del lettore, che riceve. E così recita:

Mi rimangono un sogno
ed una bianca devozione
all’attesa.
Tendo la mente
all’eco d’altri cieli.
Non chiedo molto.
Solo un seguace
del mio pesante rincorrermi.

Una poetica diretta ed essenziale, ricca e d’impatto, quella che ci propone, ed io a voi propongo oggi. Versi che meritano una lettura attenta e curiosa.

Roberta Volpi
http://www.robertavolpi.com

Recensione – L’angolo di paradiso, di Massimiliano Gioia

L’angolo di paradiso è un libro che si presenta leggero nella forma e scorrevole nel linguaggio, con riferimenti a tratti comici, aneddoti divertenti e ironici. Si legge tutto d’un fiato, non presenta, dal punto di vista stilistico, periodi particolarmente sofferti e poco chiari, al contrario, si presta ad essere abbastanza apprezzabile da ogni tipologia di pubblico, che sia diviso per genere o età.

Nella storia non si cerca l’originalità a tutti costi, si evince invece la necessità di raccontare qualcosa di apparentemente normale e nei “canoni” previsti dai rapporti sociali: l’autore fa infatti leva su un luogo comune che troviamo nel primo incontro tra due individui in modalità assolutamente casuale, per approfondire un concetto invece più velatamente costruitovi attorno: la sorprendente capacità del Caso di rivelarsi un amico infallibile nel porre le basi per legami importanti, forse a prima vista deboli, ma sicuramente crescenti nel tempo.

È la storia di un uomo e di una donna che hanno forse imparato a non avere troppe aspettative nei confronti degli eventi: la storia di due identità ben distinte eppure conciliabili alla perfezione. Un sentimento che l’autore coltiva ad ogni pagina di questo piacevole libro, e che culmina nel momento in cui, della storia, tutto si è potuto dire.

Consigliato a chi desidera una lettura leggera e poco impegnativa, che suggerisca la riflessione e stimoli sensazioni come il ricordo e la speranza, quest’ultima, più forte di ogni paura.

Roberta Volpi
http://www.robertavolpi.com

Il sole dentro, di Loredana Baridon. Recensione

Il sole dentro è un libro che cattura decisamente l’attenzione del lettore, lo rende prigioniero delle pagine, che si fanno leggere senza alcuna fatica, anzi, quanto è l’interesse che infondono tanto è quello che ricevono: il lettore si troverà a chiedere alle pagine sempre di più.

Questo libro sembra inizialmente essere più adatto a un pubblico femminile e sicuramente molto giovane, ma è solo l’iniziale apparenza a farci credere ciò: infatti, man mano che si avanza nella lettura ci si rende conto di quanto l’autrice abbia scavato in profondità nel ricavare le caratteristiche dei personaggi e nel trasmetterle al pubblico, tanto che qualsiasi tipologia di lettore non potrà che trovarsi a suo agio tra le vicende di Sam e Alice. Queste, le protagoniste principali del romanzo: si delineeranno ai vostri occhi come due visioni autentiche per due diverse prospettive in uno stesso contesto, ma ben presto ne potrete riconoscere i caratteri unici e completamente diversi, sì, tranne che per il congenito istinto di inseparabilità che le identifica entrambe, l’una nell’altra, e anche agli occhi degli altri: ciò non sarà sempre un vantaggio.

Il rapporto che leggiamo tra le righe di questo romanzo ci fa conoscere due modi differenti di vivere la quotidianità, due espressività che si mostrano agli opposti, due modi di gestire le circostanze, più o meno problematiche, diversi e quasi sempre in contrasto. Ciò che legherà sempre queste due diversità sarà però un profondo amore: quello che non si dice, perché innato e condiviso, e quello estraneo, pericoloso, subdolo e incredibilmente attraente da cui, a causa di un destino crudele – o inaspettatamente perfetto – non si potrà prescindere.

Non è bene dire di più sulla trama, che si sviluppa armonica e con uno stile assolutamente deciso e corposo, perché in questo caso andremmo ad anticipare il gusto che la lettura di questa storia, pagina dopo pagina, vi trasmetterà. Soffermiamoci invece sullo stile dell’autrice.

Di facile lettura, svelto nell’approssimarsi dei capitoli, è il metodo narrativo utilizzato: i personaggi si delineano in maniera molto intuitiva e semplice, i contesti si apriranno a voi in ambienti spesso allegri e divertenti, anche quando andranno a presentare le situazioni più improbabili e, da un punto di vista di approccio psicologico, catastrofiche e impossibili da gestire. È proprio dal punto di vista della psiche, infatti, che l’autrice ci racconta le vicende di Alice e Sam: essendo lei stessa una dottoressa in psicologia riesce bene nel mostrare in scrittura i processi mentali che nelle protagoniste e nei vari personaggi più o meno secondari si vanno realizzando. Ed è la mente con i suoi infiniti meccanismi invisibili – invisibili a noi, poveri mortali – che si trova a essere il fulcro della trama, la “questione irrisolta”, che vi trascinerà lungo tutto un sentiero, senza però lasciarvi alla fine col mistero ancora da svelare, tutt’altro: quando arriverete all’agognata ultima pagina – e posso assicurarvi che sarà così – avrete l’informazione che aspettavate, quel piccolo tassello che ancora mancava da inserire nell’insieme. La domanda a quel punto sarà: ce la farete ad attendere che la seconda parte della saga sia pubblicata?
Ebbene sì, la storia vedrà più libri editi prima di concludersi. Il primo libro sarà solo un assaggio – un assaggio molto completo e ricco di informazioni sul seguito e di colpi di scena – ma vi invoglierà nella lettura della storia completa, perché capitolo dopo capitolo vi appassionerà a tal punto.

Un libro che consiglio in particolar modo alle donne, perché lo ameranno e senza dubbio si schiereranno da una “parte”o dall’altra, ma anche a un pubblico maschile, perché non mancheranno riferimenti tecnici e non prettamente “rosa”, anzi, decisamente propri di quelli che nello stile e nella presentazione chiameremmo richiami alla fantascienza. Un libro che consiglio di leggere perché interessante e mai banale, in uno stile linguistico e narrativo che si fa leggere.

di Roberta Volpi

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L’ultima offensiva, di Giovanni Melappioni. Recensione

Si legge come una cronaca di guerra, L’ultima offensiva di Giovanni Melappioni, romanzo storico che narra le vicende di Tom, Hans, Grosky, John. Non sono gli unici a risaltare nella trama: ogni personaggio ha un ruolo ben definito all’interno del grande disegno di tragicità che è l’offensiva cui le Ardenne del 1944 fanno da sfondo.
La trama si narra su due grandi fronti di battaglia, dove a spiccare non saranno poi tanto, alla fine, le “etichette”, quanto l’aspetto umano di tutta la vicenda, quanto gli uomini, dietro l’etichetta: uomini costretti l’uno a decidere le sorti dell’altro dal crudele mirino dell’azione, uomini che per credo o per sfortuna toccano con mano ciò che una persona non dovrebbe mai nemmeno immaginare. Individui trasformati in angeli della morte, ridotti allo stremo, che si specchiano vivi sulle uniformi annegate in pozze d’orrore, ma che sanno essere al crollo delle proprie coscienze. Vivi, quando dovrebbero essere morti, per onore? O vivi, per troneggiare sullo sfondo di una seconda opportunità? Non lo sapranno, eroi del sangue, martiri per la loro stessa missione.

L’autore percorre con il lettore i sentieri battuti vestendo gli sguardi puntati verso i soldati dell’una o dell’altra divisione di una comprensione fuori dal comune: occhi che nella guerra vedono fragilità dove è puntato un fucile; nella prospettiva di chi prende la mira, anche, di volta in volta. Un approccio sentimentale, potremmo definirlo: una sorta di empatia che passa tra autore e lettore, un filo conduttore che porta questa storia a raccontarsi attraverso immagini forti e crude, eppure adagiate su un letto di pagine bianche, ancora da scrivere, pronte a conservare didascalie di foto da scattare.

Ma quale prospettiva possa esserci dopo una guerra che non ammette eccezioni nemmeno l’autore lo lascia immaginare: si appresta però a fornirci aneddoti cui attingere per riconoscere, negli uomini attori di questa barbarie, una condizione di uguaglianza, gli uni con gli altri, e di non appartenenza, nei confronti della stessa guerra di cui sono, più o meno a malincuore, protagonisti.

La bravura dell’autore sta proprio nel far attraversare con la mente i luoghi descritti, quasi a poter calpestare con gli stivali logori la neve inzuppata di atroci delitti e camminare al fianco di uomini dei quali man mano si conoscono pensieri, desideri e, perché no, speranze.

Lo stile narrativo è più o meno o scorrevole, a seconda dell’azione: si tratta pur sempre di un romanzo di guerra, si tenga conto del fatto che al suo interno leggiamo storie di offensive e battute in risposta, prendiamo parte ad azioni di attacco e difesa, di fuga. Di morte e di salvezza.

I termini tecnici, che rivelano soprattutto parte dell’artiglieria utilizzata in missione, indicano forte padronanza del linguaggio storico/bellico e conoscenza approfondita del tema: anche con lo scorrere degli eventi l’autore ci fa apprendere nozioni sull’argomento in maniera minuziosa e precisa, sulla base di un’infarinatura globale che chi più, chi meno, dovrà certamente avere, trattandosi per l’appunto di un tema militare su sfondo a noi tutti noto: la seconda guerra mondiale.

La trama è ben costruita, mai noiosa o ferma, incomprensibile: piuttosto trascinante, invece, alcuni periodi molto intensi. Una storia che si fa ricordare, per la drammaticità degli eventi, sì, ma anche perché ciò che appare agghiacciante e crudo, sebbene possa apparire inizialmente non indicato per lettori estremamente sensibili ai racconti dove la violenza è parte integrante delle sequenze, diventa un elemento fondamentale per saper guardare dentro e oltre l’orrore e scorgere la disperazione, e dunque l’umanità, anche dove non sembrerebbe esistere.

Consiglio questo libro a chiunque abbia voglia di leggere un bel libro, a chi crede fermamente che dietro un’idea ci sia una persona, a chi sente il costante bisogno di mettere in discussione le proprie convinzioni. A chi si sente un eroe della quotidianità e sa bene che non tutte le scelte sono facili decisioni.

E consiglio questo libro perché è scritto bene, è argomentato a dovere, e ha tutte le carte in regola per uscire dalla letteratura di background ed essere ritenuto, con il favore del pubblico, all’altezza delle firme più discusse.

di Roberta Volpi

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Appuntamento al buio, di Maria Letizia Musu. Recensione

Chi dice che l’umorismo non sia all’altezza degli altri generi letterari, certamente non avrà avuto modo di leggere racconti o romanzi sul genere ben congeniati e strutturati in modo tale da non far prevaricare un’aspra canzonatura – sicuramente poco godibile – a una sana ironia che, se ben dosata , può davvero rappresentare una chiave d’accesso al testo innovativa – non perché non sia stata forgiata prima, ma per la cattiva abitudine del lettore medio di additare il genere come la tipica lettura leggera da settimana al mare. Ma chi ha detto che ridere non insegni? Non sono forse questo, alcuni libri? Delle morali scritte nero su bianco che si imprimono nella memoria facendo tutti i collegamenti del caso, scavando nella vita di chi li legge passando al setaccio esperienze, avvenimenti, analogie?

Ed è questo che fa un bravo scrittore umoristico: armeggia con strumenti familiari al pubblico destinandoli ad usi a cui non avevano mai immaginato potessero servire. Ti fa sorridere tra le righe inchiodandoti alla fine di un concetto, è un profondo conoscitore della risata e non ammette che la si ridicolizzi traducendola in una mera battuta; perché egli non è quello che ti racconta una barzelletta e tu ridi: è colui che, facendoti ridere, ti emoziona come potrebbero fare soltanto una pagina commovente tratta da un romanzo rosa, l’addio tra due amanti protagonisti di una storia drammatica, il lieto fine in un thriller mozzafiato.

Ed è questo che fa anche Maria Letizia Musu con i suoi scritti, che ho avuto piacevolmente occasione di leggere in tempi diversi, e il romanzo Appuntamento al buio non fa eccezione.

Una trama lineare, semplice, divertente e di facile lettura, per via dello stile fluido ed estremamente incalzante dell’autrice, fattore che rende la narrazione scorrevole al punto giusto: rapida nelle sequenze di presentazione e conoscenza progressiva del personaggio principale e di quelli secondari, più morbida e accomodante all’approssimarsi delle vicende più dense di pathos che concorrono nel raggiungere il climax cui la storia si auspica di arrivare – e qui il lettore ne sarà partecipe – sin dall’inizio.

La semplicità di stile narrativo, tuttavia, non limita la capacità di sorprendere della scrittrice, la quale afferra il lettore più e più volte pizzicandolo dove più si riconosce nella trama tessuta e accompagnandolo con cadenzati passi tra ironia e senso di realismo e attualità da un capitolo all’altro, fino alla conclusione.

Il lettore imparerà a conoscere Dario, protagonista di questo romanzo spiritoso e davvero attuale, attraverso lo specchio della sua comune quotidianità, simbolo di un avvicendarsi tra luci e ombre in cui ogni persona tipo può realmente riconoscersi, se non nel personaggio nello specifico, negli eventi descritti con dovizia di particolari. E imparerà a conoscere la madre di Dario, protagonista di questo romanzo. Anche lei? Aspettate: non avrò mica parlato di un unico personaggio principale… o sì? Beh, lo sanno tutti: dove c’è una madre relativamente discreta non può esistere nulla di univoco.

Una storia dai connotati realistici che il lettore non farà fatica a sentire propri, una trama attuale condita da saporiti intermezzi di spiccato senso dell’humour e accenti di drammatica perplessità.

L’autrice ci fa leggere, attraverso le vicende di Dario, una nozione di vitale importanza che, troppo spesso, presi dal fare e dall’avere, celiamo alla nostra consapevolezza: talvolta crediamo di sapere ciò che è giusto per noi, impostando uno stato mentale di default che diamo buono per ogni evenienza, e tralasciamo un fattore importantissimo che viene a contatto con la nostra vita, che ci sembra volto a minare quell’equilibrio che ci sembra così sano, tanto l’abbiamo ricercato: l’inaspettato. Che ci travolge, ci sorprende mettendo in discussione tutte le certezze instabili messe su con fatica e dedizione, mostrandoci una nuova prospettiva che, se siamo così bravi da voler vedere, si traduce in una possibile e rosea alternativa al nostro cliché.

È così dunque che Maria Letizia Musu ci ospita tra le pagine del suo libro, creando l’ambiente a noi più congeniale per rilassarci in compagnia di Dario e delle sue avventure, facendoci assaggiare il gusto dei sapori dell’improbabile e del fatidico, con la delicatezza e l’esperienza di chi conosce bene i propri strumenti e sa disporli per comunicare con il pubblico.

Non esiste target per una risata emozionale: tutti dovrebbero leggere questo libro, quantomeno per imparare a prendersi un po’ meno sul serio e credere seriamente in se stessi una volta di più.

di Roberta Volpi

» Il sito ufficiale è ora online: www.robertavolpi.com

Le viscere della libertà, di Domenico Romeo, Arduino Sacco Editore – Recensione del romanzo

Il caso? Forse non esiste. Oppure, se esiste, va a braccetto col destino. Probabilmente lo stesso destino che decide di far incontrare quest’uomo e questa donna, protagonisti di un romanzo forte e attuale che veste i panni di un documentario sulla ricerca della verità, una verità che scotta.
La storia di una donna, di un uomo. Del sacrificio che intreccia la natura umana e il profondo senso di identificazione con essa.

Domenico Romeo, autore del romanzo, ci condurrà con coraggio e attraverso tematiche mediorientali, in viaggio verso le regioni remote della conoscenza e della coscienza di sé: un percorso alla ricerca della libertà. Il profondo scavare per raggiungere una verità tanto agognata.

E quale titolo migliore per rispecchiare un’opera con tali caratteristiche: Le viscere della libertà comporrà un puzzle di contrasti ideologici, differenze culturali; teorie su sionismo e antisionismo, protagoniste di quello che è definito un thriller psico-ideologico senza precedenti, nel suo stile.

La presenza di importanti e rare documentazioni a integrazione della storia narrata fa sì che su questo libro si ponga un’attenzione particolare, reverenziale quasi, che attesta originalità di forma e di contenuto.

Le viscere della libertà, edito da Arduino Sacco Editore: un romanzo che ha senz’altro meritato il riconoscimento internazionale conferitogli.

Roberta Volpi