Alcune osservazioni sul romanzo “Ostaggio del sesso” di Andrea Mucciolo

Attenzione: SPOILER su contenuto e finale


Per una felice combinazione mi sono trovata a leggere un romanzo che posso definire “diverso” rispetto a quelli da me favoriti, finora. Uso questo termine per definire una serie di circostanze emozionali che mi hanno vista in prima fila, ansiosa di comprendere sempre di più, di dare una spiegazione a ciò che apprendevo leggendo.

Senza dubbio, una storia che non si fa attendere troppi giorni sul comodino: ti cattura fin dalle prime pagine e ti accompagna fino alla fine, senza lasciarti il tempo di fermarti a riflettere, e sta qui, secondo me, l’arma vincente di questo romanzo: sono note subliminali quelle che si spingono da una frase all’altra, che ti attraversano la mente agendo direttamente a livello introspettivo, e che ti afferrano sul piano emotivo, nello stesso momento in cui sei intento a proseguire nella lettura. Ed è così, che da un capitolo all’altro, ti ritrovi al punto d’arrivo di uno che, se non l’avessi letto, avrei definito un semplice romanzo a sfondo psicologico, dal titolo equivocabile.

Le mie considerazioni a caldo sono state tutt’altro che costanti, tanto che ho sviluppato delle visioni differenti sul libro, ma soprattutto sul personaggio protagonista, infatti, posso dire di aver cambiato opinione su quest’uomo, durante la lettura.

Farò riferimento ad alcuni passaggi del libro, che potranno suonare sconosciuti a chi non ne avesse letto l’estratto pubblicato sul sito ufficiale dell’opera, a fruizione di tutti, gratuitamente.

All’inizio, prima dell’incontro al bar, hai l’impressione di avere davanti un uomo superficiale, estremamente superficiale, che non sa nemmeno lui cosa aspettarsi dal futuro; sembra gli vada incontro senza preoccuparsene molto, nonostante emerga in maniera eloquente il fatto che abbia intenzione di non rimanere solo. È come se gli servisse obbligatoriamente qualcuno accanto, per vivere, tanto che si affida al caso per trovarlo.

Quando parla del passato ti fa anche un po’ tenerezza, ma poi ti mette davanti la scena con Silvia e capisci che non è altro che uno stupido materialista superficiale.
Poi incontra quella donna, e non immagineresti mai di essere catapultato in un vortice di perversione tale; non penseresti mai, tra l’altro, che possa trattarsi di un inganno, una specie di “analisi di laboratorio”.

In questo, l’autore è stato abile a non far capire niente in anticipo, e non è facile riuscirci quando sai già la storia dove andrà a parare.

Da questo punto in poi, lui, lo cominci a vedere non tanto come una vittima di lei, quanto di se stesso: a lei riesci ad attribuire soltanto una capacità degenerativa fuori dalla norma, ma capisci subito di quanto egli possa essere considerato vittima solo della propria incapacità a tenere alta la dignità di fronte al piacere, alle leggerezze della vita, come se solo con quelle si potesse raggiungere la felicità.
Andando avanti con la storia, ti rendi conto di quanto cominci, man mano, a stargli stretta quella situazione, di quanto si capaciti di essere lui soltanto l’artefice delle proprie disgrazie e di quanto ancora lui non possa uscirne poiché troppo dentro a quel circolo vizioso del quale non riesce a fare a meno. Gli basta aggrapparsi a quel briciolo di verosimile che lo porta a pensare di essere stato scelto da un essere superiore a lui, per farsi rivoltare consapevolmente come un calzino.

Davanti a ciò, non provi più tanto disprezzo per quell’uomo: ti senti piuttosto attraversato da una sorta di sentimento di pietà, per quello che è riuscito a fare della sua vita, ma allo stesso tempo non riesci a dispiacertene poi molto, perché lo sai che se solo lo volesse, potrebbe essere libero.
Fin qui ho apprezzato molto il libro, soprattutto per come l’autore ha lasciato correre la storia, le immagini, le situazioni una dietro l’altra. Non ricordo quanti libri mi abbiano tenuta attaccata alle pagine come questo. L’ho letto fin lì tutto d’un fiato, proprio perché complessivamente è stato gestito in maniera molto naturale, come se inventare una storia del genere non fosse per nulla difficile. Ti senti parte di essa, ne sei partecipe e sei vittima di tante, troppe, emozioni diverse nei confronti del protagonista, della situazione, di quello che al contempo ti sta muovendo a livello morale. Vedi passare i giorni di quest’uomo velocemente e hai come l’impressione che una vicenda così “forte” sia vissuta da lui in maniera fin troppo leggera. E ti fa rabbia.

Questo aspetto lo si nota osservando il modo in cui l’autore si esprime e fa esprimere il personaggio: ci mette davanti una persona apparentemente normale, sicuramente mediocre, che decide di vivere una storia sentimentale a tre, allo stesso modo con cui deciderebbe di girare l’angolo e comprare un panino.

La parte successiva, anche quella l’ho letta tutta d’un fiato, ma ho fatto molta più fatica.

Prima di tutto, non mi sarei mai aspettata un risvolto così violento, così drammatico: per la prima volta riesci a vedere quella donna, lei, la tentazione della situazione, come una possibile vittima di quest’ultima; vedi un maschilismo atroce, inteso in senso puramente fisico, senti il disprezzo, concentrato nell’esternazione della forza.

È in questa fase che apprendi quanto faccia male la presa di coscienza della perdita della propria dignità, quanto un uomo sia disposto a scendere in basso per riprendersi ciò che è suo, talmente colpito da non capire le atrocità che commette.

E le scene successive sono anche peggiori: abbracciare la decadenza dell’uomo che, per assecondare un meccanismo contorto della mente, si trova a sostenere; vederlo ridurre allo stato più crudo della miseria per riconoscerlo in grado di capire, di rendersi conto di cosa significhi vivere, di quanto un difetto estetico, a quel punto, potesse apparirgli insignificante di fronte alla povertà più vera. È il momento in cui vorresti essere un braccio per quell’uomo, una fonte d’acqua, un vestito pulito, una coperta calda.

Questa storia fa emergere quanto la mediocrità dell’uomo (uomo inteso in senso generico) possa essere una chiave di lettura per le azioni compiute, per i pensieri espressi, per le reazioni innescate, ma, soprattutto, per i risvolti negativi che la vita ti può portare a pagare. Come la causa dei peggiori mali possiamo essere noi stessi, di come non ci si accorga, fin troppo spesso, di quanto i nostri presunti mali possano essere niente in confronto alla vera miseria. E quanto la vera miseria possa essere vivere senza un tetto sulla testa o, allo stesso modo, esistere calpestando e facendo disintegrare la propria dignità, barattandola per una felicità apparente.

Mi è molto piaciuta la morale della storia, mi è piaciuto il modo in cui l’autore l’ha resa alla portata di tutti, il modo in cui l’ha “alleggerita” nonostante il peso.

Questo renderla “leggera” comunica quanto sia facile perdere se stessi in cambio di… niente.

È atroce pensarci. Non ho amato tutta quella violenza, alla fine del testo, e mi sono chiesta se fosse davvero necessaria a trasmettere tanta bassezza e tanta disperazione. E forse la risposta giusta è “sì”, ma è stato doloroso da leggere.

Consiglio la lettura di questo libro a quanti apprezzino spingersi fino in fondo alle storie, arrivando a non identificarle più come semplici parole inventate e stampate, almeno finché non vi si arrivi in fondo, quando giunti alla parola “fine” si chiudono gli occhi e si RIcomincia a pensare.

Ostaggio del sesso

Autore: Andrea Mucciolo

Editore: Eracle Edizioni

Sito ufficiale dell’opera: www.ostaggiodelsesso.com

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