Il sole dentro, di Loredana Baridon. Recensione

Il sole dentro è un libro che cattura decisamente l’attenzione del lettore, lo rende prigioniero delle pagine, che si fanno leggere senza alcuna fatica, anzi, quanto è l’interesse che infondono tanto è quello che ricevono: il lettore si troverà a chiedere alle pagine sempre di più.

Questo libro sembra inizialmente essere più adatto a un pubblico femminile e sicuramente molto giovane, ma è solo l’iniziale apparenza a farci credere ciò: infatti, man mano che si avanza nella lettura ci si rende conto di quanto l’autrice abbia scavato in profondità nel ricavare le caratteristiche dei personaggi e nel trasmetterle al pubblico, tanto che qualsiasi tipologia di lettore non potrà che trovarsi a suo agio tra le vicende di Sam e Alice. Queste, le protagoniste principali del romanzo: si delineeranno ai vostri occhi come due visioni autentiche per due diverse prospettive in uno stesso contesto, ma ben presto ne potrete riconoscere i caratteri unici e completamente diversi, sì, tranne che per il congenito istinto di inseparabilità che le identifica entrambe, l’una nell’altra, e anche agli occhi degli altri: ciò non sarà sempre un vantaggio.

Il rapporto che leggiamo tra le righe di questo romanzo ci fa conoscere due modi differenti di vivere la quotidianità, due espressività che si mostrano agli opposti, due modi di gestire le circostanze, più o meno problematiche, diversi e quasi sempre in contrasto. Ciò che legherà sempre queste due diversità sarà però un profondo amore: quello che non si dice, perché innato e condiviso, e quello estraneo, pericoloso, subdolo e incredibilmente attraente da cui, a causa di un destino crudele – o inaspettatamente perfetto – non si potrà prescindere.

Non è bene dire di più sulla trama, che si sviluppa armonica e con uno stile assolutamente deciso e corposo, perché in questo caso andremmo ad anticipare il gusto che la lettura di questa storia, pagina dopo pagina, vi trasmetterà. Soffermiamoci invece sullo stile dell’autrice.

Di facile lettura, svelto nell’approssimarsi dei capitoli, è il metodo narrativo utilizzato: i personaggi si delineano in maniera molto intuitiva e semplice, i contesti si apriranno a voi in ambienti spesso allegri e divertenti, anche quando andranno a presentare le situazioni più improbabili e, da un punto di vista di approccio psicologico, catastrofiche e impossibili da gestire. È proprio dal punto di vista della psiche, infatti, che l’autrice ci racconta le vicende di Alice e Sam: essendo lei stessa una dottoressa in psicologia riesce bene nel mostrare in scrittura i processi mentali che nelle protagoniste e nei vari personaggi più o meno secondari si vanno realizzando. Ed è la mente con i suoi infiniti meccanismi invisibili – invisibili a noi, poveri mortali – che si trova a essere il fulcro della trama, la “questione irrisolta”, che vi trascinerà lungo tutto un sentiero, senza però lasciarvi alla fine col mistero ancora da svelare, tutt’altro: quando arriverete all’agognata ultima pagina – e posso assicurarvi che sarà così – avrete l’informazione che aspettavate, quel piccolo tassello che ancora mancava da inserire nell’insieme. La domanda a quel punto sarà: ce la farete ad attendere che la seconda parte della saga sia pubblicata?
Ebbene sì, la storia vedrà più libri editi prima di concludersi. Il primo libro sarà solo un assaggio – un assaggio molto completo e ricco di informazioni sul seguito e di colpi di scena – ma vi invoglierà nella lettura della storia completa, perché capitolo dopo capitolo vi appassionerà a tal punto.

Un libro che consiglio in particolar modo alle donne, perché lo ameranno e senza dubbio si schiereranno da una “parte”o dall’altra, ma anche a un pubblico maschile, perché non mancheranno riferimenti tecnici e non prettamente “rosa”, anzi, decisamente propri di quelli che nello stile e nella presentazione chiameremmo richiami alla fantascienza. Un libro che consiglio di leggere perché interessante e mai banale, in uno stile linguistico e narrativo che si fa leggere.

di Roberta Volpi

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L’ultima offensiva, di Giovanni Melappioni. Recensione

Si legge come una cronaca di guerra, L’ultima offensiva di Giovanni Melappioni, romanzo storico che narra le vicende di Tom, Hans, Grosky, John. Non sono gli unici a risaltare nella trama: ogni personaggio ha un ruolo ben definito all’interno del grande disegno di tragicità che è l’offensiva cui le Ardenne del 1944 fanno da sfondo.
La trama si narra su due grandi fronti di battaglia, dove a spiccare non saranno poi tanto, alla fine, le “etichette”, quanto l’aspetto umano di tutta la vicenda, quanto gli uomini, dietro l’etichetta: uomini costretti l’uno a decidere le sorti dell’altro dal crudele mirino dell’azione, uomini che per credo o per sfortuna toccano con mano ciò che una persona non dovrebbe mai nemmeno immaginare. Individui trasformati in angeli della morte, ridotti allo stremo, che si specchiano vivi sulle uniformi annegate in pozze d’orrore, ma che sanno essere al crollo delle proprie coscienze. Vivi, quando dovrebbero essere morti, per onore? O vivi, per troneggiare sullo sfondo di una seconda opportunità? Non lo sapranno, eroi del sangue, martiri per la loro stessa missione.

L’autore percorre con il lettore i sentieri battuti vestendo gli sguardi puntati verso i soldati dell’una o dell’altra divisione di una comprensione fuori dal comune: occhi che nella guerra vedono fragilità dove è puntato un fucile; nella prospettiva di chi prende la mira, anche, di volta in volta. Un approccio sentimentale, potremmo definirlo: una sorta di empatia che passa tra autore e lettore, un filo conduttore che porta questa storia a raccontarsi attraverso immagini forti e crude, eppure adagiate su un letto di pagine bianche, ancora da scrivere, pronte a conservare didascalie di foto da scattare.

Ma quale prospettiva possa esserci dopo una guerra che non ammette eccezioni nemmeno l’autore lo lascia immaginare: si appresta però a fornirci aneddoti cui attingere per riconoscere, negli uomini attori di questa barbarie, una condizione di uguaglianza, gli uni con gli altri, e di non appartenenza, nei confronti della stessa guerra di cui sono, più o meno a malincuore, protagonisti.

La bravura dell’autore sta proprio nel far attraversare con la mente i luoghi descritti, quasi a poter calpestare con gli stivali logori la neve inzuppata di atroci delitti e camminare al fianco di uomini dei quali man mano si conoscono pensieri, desideri e, perché no, speranze.

Lo stile narrativo è più o meno o scorrevole, a seconda dell’azione: si tratta pur sempre di un romanzo di guerra, si tenga conto del fatto che al suo interno leggiamo storie di offensive e battute in risposta, prendiamo parte ad azioni di attacco e difesa, di fuga. Di morte e di salvezza.

I termini tecnici, che rivelano soprattutto parte dell’artiglieria utilizzata in missione, indicano forte padronanza del linguaggio storico/bellico e conoscenza approfondita del tema: anche con lo scorrere degli eventi l’autore ci fa apprendere nozioni sull’argomento in maniera minuziosa e precisa, sulla base di un’infarinatura globale che chi più, chi meno, dovrà certamente avere, trattandosi per l’appunto di un tema militare su sfondo a noi tutti noto: la seconda guerra mondiale.

La trama è ben costruita, mai noiosa o ferma, incomprensibile: piuttosto trascinante, invece, alcuni periodi molto intensi. Una storia che si fa ricordare, per la drammaticità degli eventi, sì, ma anche perché ciò che appare agghiacciante e crudo, sebbene possa apparire inizialmente non indicato per lettori estremamente sensibili ai racconti dove la violenza è parte integrante delle sequenze, diventa un elemento fondamentale per saper guardare dentro e oltre l’orrore e scorgere la disperazione, e dunque l’umanità, anche dove non sembrerebbe esistere.

Consiglio questo libro a chiunque abbia voglia di leggere un bel libro, a chi crede fermamente che dietro un’idea ci sia una persona, a chi sente il costante bisogno di mettere in discussione le proprie convinzioni. A chi si sente un eroe della quotidianità e sa bene che non tutte le scelte sono facili decisioni.

E consiglio questo libro perché è scritto bene, è argomentato a dovere, e ha tutte le carte in regola per uscire dalla letteratura di background ed essere ritenuto, con il favore del pubblico, all’altezza delle firme più discusse.

di Roberta Volpi

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Appuntamento al buio, di Maria Letizia Musu. Recensione

Chi dice che l’umorismo non sia all’altezza degli altri generi letterari, certamente non avrà avuto modo di leggere racconti o romanzi sul genere ben congeniati e strutturati in modo tale da non far prevaricare un’aspra canzonatura – sicuramente poco godibile – a una sana ironia che, se ben dosata , può davvero rappresentare una chiave d’accesso al testo innovativa – non perché non sia stata forgiata prima, ma per la cattiva abitudine del lettore medio di additare il genere come la tipica lettura leggera da settimana al mare. Ma chi ha detto che ridere non insegni? Non sono forse questo, alcuni libri? Delle morali scritte nero su bianco che si imprimono nella memoria facendo tutti i collegamenti del caso, scavando nella vita di chi li legge passando al setaccio esperienze, avvenimenti, analogie?

Ed è questo che fa un bravo scrittore umoristico: armeggia con strumenti familiari al pubblico destinandoli ad usi a cui non avevano mai immaginato potessero servire. Ti fa sorridere tra le righe inchiodandoti alla fine di un concetto, è un profondo conoscitore della risata e non ammette che la si ridicolizzi traducendola in una mera battuta; perché egli non è quello che ti racconta una barzelletta e tu ridi: è colui che, facendoti ridere, ti emoziona come potrebbero fare soltanto una pagina commovente tratta da un romanzo rosa, l’addio tra due amanti protagonisti di una storia drammatica, il lieto fine in un thriller mozzafiato.

Ed è questo che fa anche Maria Letizia Musu con i suoi scritti, che ho avuto piacevolmente occasione di leggere in tempi diversi, e il romanzo Appuntamento al buio non fa eccezione.

Una trama lineare, semplice, divertente e di facile lettura, per via dello stile fluido ed estremamente incalzante dell’autrice, fattore che rende la narrazione scorrevole al punto giusto: rapida nelle sequenze di presentazione e conoscenza progressiva del personaggio principale e di quelli secondari, più morbida e accomodante all’approssimarsi delle vicende più dense di pathos che concorrono nel raggiungere il climax cui la storia si auspica di arrivare – e qui il lettore ne sarà partecipe – sin dall’inizio.

La semplicità di stile narrativo, tuttavia, non limita la capacità di sorprendere della scrittrice, la quale afferra il lettore più e più volte pizzicandolo dove più si riconosce nella trama tessuta e accompagnandolo con cadenzati passi tra ironia e senso di realismo e attualità da un capitolo all’altro, fino alla conclusione.

Il lettore imparerà a conoscere Dario, protagonista di questo romanzo spiritoso e davvero attuale, attraverso lo specchio della sua comune quotidianità, simbolo di un avvicendarsi tra luci e ombre in cui ogni persona tipo può realmente riconoscersi, se non nel personaggio nello specifico, negli eventi descritti con dovizia di particolari. E imparerà a conoscere la madre di Dario, protagonista di questo romanzo. Anche lei? Aspettate: non avrò mica parlato di un unico personaggio principale… o sì? Beh, lo sanno tutti: dove c’è una madre relativamente discreta non può esistere nulla di univoco.

Una storia dai connotati realistici che il lettore non farà fatica a sentire propri, una trama attuale condita da saporiti intermezzi di spiccato senso dell’humour e accenti di drammatica perplessità.

L’autrice ci fa leggere, attraverso le vicende di Dario, una nozione di vitale importanza che, troppo spesso, presi dal fare e dall’avere, celiamo alla nostra consapevolezza: talvolta crediamo di sapere ciò che è giusto per noi, impostando uno stato mentale di default che diamo buono per ogni evenienza, e tralasciamo un fattore importantissimo che viene a contatto con la nostra vita, che ci sembra volto a minare quell’equilibrio che ci sembra così sano, tanto l’abbiamo ricercato: l’inaspettato. Che ci travolge, ci sorprende mettendo in discussione tutte le certezze instabili messe su con fatica e dedizione, mostrandoci una nuova prospettiva che, se siamo così bravi da voler vedere, si traduce in una possibile e rosea alternativa al nostro cliché.

È così dunque che Maria Letizia Musu ci ospita tra le pagine del suo libro, creando l’ambiente a noi più congeniale per rilassarci in compagnia di Dario e delle sue avventure, facendoci assaggiare il gusto dei sapori dell’improbabile e del fatidico, con la delicatezza e l’esperienza di chi conosce bene i propri strumenti e sa disporli per comunicare con il pubblico.

Non esiste target per una risata emozionale: tutti dovrebbero leggere questo libro, quantomeno per imparare a prendersi un po’ meno sul serio e credere seriamente in se stessi una volta di più.

di Roberta Volpi

» Il sito ufficiale è ora online: www.robertavolpi.com

Le viscere della libertà, di Domenico Romeo, Arduino Sacco Editore – Recensione del romanzo

Il caso? Forse non esiste. Oppure, se esiste, va a braccetto col destino. Probabilmente lo stesso destino che decide di far incontrare quest’uomo e questa donna, protagonisti di un romanzo forte e attuale che veste i panni di un documentario sulla ricerca della verità, una verità che scotta.
La storia di una donna, di un uomo. Del sacrificio che intreccia la natura umana e il profondo senso di identificazione con essa.

Domenico Romeo, autore del romanzo, ci condurrà con coraggio e attraverso tematiche mediorientali, in viaggio verso le regioni remote della conoscenza e della coscienza di sé: un percorso alla ricerca della libertà. Il profondo scavare per raggiungere una verità tanto agognata.

E quale titolo migliore per rispecchiare un’opera con tali caratteristiche: Le viscere della libertà comporrà un puzzle di contrasti ideologici, differenze culturali; teorie su sionismo e antisionismo, protagoniste di quello che è definito un thriller psico-ideologico senza precedenti, nel suo stile.

La presenza di importanti e rare documentazioni a integrazione della storia narrata fa sì che su questo libro si ponga un’attenzione particolare, reverenziale quasi, che attesta originalità di forma e di contenuto.

Le viscere della libertà, edito da Arduino Sacco Editore: un romanzo che ha senz’altro meritato il riconoscimento internazionale conferitogli.

Roberta Volpi

Clubbing – Free magazine nazionale – Numero di aprile 2011 – Contributo di Roberta Volpi all’interno

Il mio secondo articolo per il Clubbling, free magazine mensile nazionale presente in tutti ritrovi e locali gay d’Italia, con 20.000 copie in distribuzione gratuita.

L’articolo è dedicato all’artista palermitano Christian Paul Impeduglia.
Potrete scaricare il numero completo di aprile 2011 in versione pdf a questo link: http://www.gayclubbing.it/scarica.htm


Imprese italiane – Nasce un portale per raccoglierle tutte

Nasce il portale www.impresevincenti.it, uno spazio virtuale dove le aziende italiane possono farsi pubblicità gratuitamente.

Il portale cresce di giorno in giorno, offrendo sempre più voci e mantenendo una grafica attuale e conforme agli standard del web.

Le aziende presenti sul portale potranno beneficiare, oltre che di un ottimo posizionamento all’interno dei più grandi motori di ricerca, di numerosi servizi che vanno dal Web Marketing al SEO, allo studio di campagne promozionali e di lancio attività, per le nuove imprese e quelle da tempo presenti sul mercato; potranno inoltre contare su un egregio servizio di Web Hosting e tutto ciò che ne deriva.

La consulenza iniziale fornita per i servizi aggiuntivi post-inserimento (a discrezione dell’azienda, che potrà richiederli in qualsiasi momento) sarà totalmente gratuita e seguita passo dopo passo dagli esperti del settore.

Per ottenere l’inserimento gratuito nel portale, l’azienda, purché Snc, Srl, Sas o ditta individuale, dovrà seguire la procedura descritta nel sito, alla voce “Come aderire“.

Imprese Vincenti è un progetto di Andrea Mucciolo e Roberta Volpi.

Per info scrivere a: info@impresevincenti.it

Il Messaggero – Recensione del portale grammaticaitaliana.eu

Il portale sulla grammatica italiana (www.grammaticaitaliana.eu), realizzato da me e Andrea Mucciolo, recensito oggi nella pagina cultura nazionale de “Il Messaggero”, in un bellissimo articolo a cura del giornalista Leonardo Iattarelli.

Cliccando sull’articolo potrete ingrandirlo.

Articolo per il Clubbing, free magazine nazionale

Il mio articolo per il mensile nazionale Clubbling, free magazine presente in tutti ritrovi e locali gay d’Italia, con 20.000 copie in distribuzione gratuita:

Potrete scaricare il numero completo di gennaio 2011 in versione pdf a questo link: http://www.gayclubbing.it/scarica.htm

Nuovo portale online gratuito sulla grammatica italiana

www.grammaticaitaliana.eu è il nuovo portale gratuito e senza pubblicità dedicato alla grammatica italiana: errori, dubbi linguistici, coniugazione dei verbi, regole ortografiche, rappresentano spesso uno scoglio troppo difficile da superare, e non sempre abbiamo un libro di grammatica a disposizione quando il dubbio bussa alle nostre porte.

Per questo, questo portale vi offre una panoramica sui vari aspetti della lingua italiana: parliamo di regole ortografiche, di strutture sintattiche e morfologiche, come il corretto uso della punteggiatura, la coniugazione dei verbi e molto altro ancora. Inoltre, sono presenti una piccola rubrica di scrittura creativa, attualmente in ampliamento, e un dizionario ottimizzato per un’interazione immediata.

Un motore di ricerca interno arricchisce il portale e rende più facile e veloce la consultazione dei vari argomenti. E se avrete un dubbio, una richiesta su regole grammaticali precise o altro, potrete inviare una domanda tramite il modulo apposito.

Le sezioni sono in continua crescita, pertanto a breve verranno introdotti nuovi spunti e argomenti utili.

Il servizio è completamente gratuito, perciò salvate il sito tra i vostri preferiti e linkatelo magari dai vostri blog, per tenerlo sempre a portata di mano!

Alcune osservazioni sul romanzo “Ostaggio del sesso” di Andrea Mucciolo

Attenzione: SPOILER su contenuto e finale


Per una felice combinazione mi sono trovata a leggere un romanzo che posso definire “diverso” rispetto a quelli da me favoriti, finora. Uso questo termine per definire una serie di circostanze emozionali che mi hanno vista in prima fila, ansiosa di comprendere sempre di più, di dare una spiegazione a ciò che apprendevo leggendo.

Senza dubbio, una storia che non si fa attendere troppi giorni sul comodino: ti cattura fin dalle prime pagine e ti accompagna fino alla fine, senza lasciarti il tempo di fermarti a riflettere, e sta qui, secondo me, l’arma vincente di questo romanzo: sono note subliminali quelle che si spingono da una frase all’altra, che ti attraversano la mente agendo direttamente a livello introspettivo, e che ti afferrano sul piano emotivo, nello stesso momento in cui sei intento a proseguire nella lettura. Ed è così, che da un capitolo all’altro, ti ritrovi al punto d’arrivo di uno che, se non l’avessi letto, avrei definito un semplice romanzo a sfondo psicologico, dal titolo equivocabile.

Le mie considerazioni a caldo sono state tutt’altro che costanti, tanto che ho sviluppato delle visioni differenti sul libro, ma soprattutto sul personaggio protagonista, infatti, posso dire di aver cambiato opinione su quest’uomo, durante la lettura.

Farò riferimento ad alcuni passaggi del libro, che potranno suonare sconosciuti a chi non ne avesse letto l’estratto pubblicato sul sito ufficiale dell’opera, a fruizione di tutti, gratuitamente.

All’inizio, prima dell’incontro al bar, hai l’impressione di avere davanti un uomo superficiale, estremamente superficiale, che non sa nemmeno lui cosa aspettarsi dal futuro; sembra gli vada incontro senza preoccuparsene molto, nonostante emerga in maniera eloquente il fatto che abbia intenzione di non rimanere solo. È come se gli servisse obbligatoriamente qualcuno accanto, per vivere, tanto che si affida al caso per trovarlo.

Quando parla del passato ti fa anche un po’ tenerezza, ma poi ti mette davanti la scena con Silvia e capisci che non è altro che uno stupido materialista superficiale.
Poi incontra quella donna, e non immagineresti mai di essere catapultato in un vortice di perversione tale; non penseresti mai, tra l’altro, che possa trattarsi di un inganno, una specie di “analisi di laboratorio”.

In questo, l’autore è stato abile a non far capire niente in anticipo, e non è facile riuscirci quando sai già la storia dove andrà a parare.

Da questo punto in poi, lui, lo cominci a vedere non tanto come una vittima di lei, quanto di se stesso: a lei riesci ad attribuire soltanto una capacità degenerativa fuori dalla norma, ma capisci subito di quanto egli possa essere considerato vittima solo della propria incapacità a tenere alta la dignità di fronte al piacere, alle leggerezze della vita, come se solo con quelle si potesse raggiungere la felicità.
Andando avanti con la storia, ti rendi conto di quanto cominci, man mano, a stargli stretta quella situazione, di quanto si capaciti di essere lui soltanto l’artefice delle proprie disgrazie e di quanto ancora lui non possa uscirne poiché troppo dentro a quel circolo vizioso del quale non riesce a fare a meno. Gli basta aggrapparsi a quel briciolo di verosimile che lo porta a pensare di essere stato scelto da un essere superiore a lui, per farsi rivoltare consapevolmente come un calzino.

Davanti a ciò, non provi più tanto disprezzo per quell’uomo: ti senti piuttosto attraversato da una sorta di sentimento di pietà, per quello che è riuscito a fare della sua vita, ma allo stesso tempo non riesci a dispiacertene poi molto, perché lo sai che se solo lo volesse, potrebbe essere libero.
Fin qui ho apprezzato molto il libro, soprattutto per come l’autore ha lasciato correre la storia, le immagini, le situazioni una dietro l’altra. Non ricordo quanti libri mi abbiano tenuta attaccata alle pagine come questo. L’ho letto fin lì tutto d’un fiato, proprio perché complessivamente è stato gestito in maniera molto naturale, come se inventare una storia del genere non fosse per nulla difficile. Ti senti parte di essa, ne sei partecipe e sei vittima di tante, troppe, emozioni diverse nei confronti del protagonista, della situazione, di quello che al contempo ti sta muovendo a livello morale. Vedi passare i giorni di quest’uomo velocemente e hai come l’impressione che una vicenda così “forte” sia vissuta da lui in maniera fin troppo leggera. E ti fa rabbia.

Questo aspetto lo si nota osservando il modo in cui l’autore si esprime e fa esprimere il personaggio: ci mette davanti una persona apparentemente normale, sicuramente mediocre, che decide di vivere una storia sentimentale a tre, allo stesso modo con cui deciderebbe di girare l’angolo e comprare un panino.

La parte successiva, anche quella l’ho letta tutta d’un fiato, ma ho fatto molta più fatica.

Prima di tutto, non mi sarei mai aspettata un risvolto così violento, così drammatico: per la prima volta riesci a vedere quella donna, lei, la tentazione della situazione, come una possibile vittima di quest’ultima; vedi un maschilismo atroce, inteso in senso puramente fisico, senti il disprezzo, concentrato nell’esternazione della forza.

È in questa fase che apprendi quanto faccia male la presa di coscienza della perdita della propria dignità, quanto un uomo sia disposto a scendere in basso per riprendersi ciò che è suo, talmente colpito da non capire le atrocità che commette.

E le scene successive sono anche peggiori: abbracciare la decadenza dell’uomo che, per assecondare un meccanismo contorto della mente, si trova a sostenere; vederlo ridurre allo stato più crudo della miseria per riconoscerlo in grado di capire, di rendersi conto di cosa significhi vivere, di quanto un difetto estetico, a quel punto, potesse apparirgli insignificante di fronte alla povertà più vera. È il momento in cui vorresti essere un braccio per quell’uomo, una fonte d’acqua, un vestito pulito, una coperta calda.

Questa storia fa emergere quanto la mediocrità dell’uomo (uomo inteso in senso generico) possa essere una chiave di lettura per le azioni compiute, per i pensieri espressi, per le reazioni innescate, ma, soprattutto, per i risvolti negativi che la vita ti può portare a pagare. Come la causa dei peggiori mali possiamo essere noi stessi, di come non ci si accorga, fin troppo spesso, di quanto i nostri presunti mali possano essere niente in confronto alla vera miseria. E quanto la vera miseria possa essere vivere senza un tetto sulla testa o, allo stesso modo, esistere calpestando e facendo disintegrare la propria dignità, barattandola per una felicità apparente.

Mi è molto piaciuta la morale della storia, mi è piaciuto il modo in cui l’autore l’ha resa alla portata di tutti, il modo in cui l’ha “alleggerita” nonostante il peso.

Questo renderla “leggera” comunica quanto sia facile perdere se stessi in cambio di… niente.

È atroce pensarci. Non ho amato tutta quella violenza, alla fine del testo, e mi sono chiesta se fosse davvero necessaria a trasmettere tanta bassezza e tanta disperazione. E forse la risposta giusta è “sì”, ma è stato doloroso da leggere.

Consiglio la lettura di questo libro a quanti apprezzino spingersi fino in fondo alle storie, arrivando a non identificarle più come semplici parole inventate e stampate, almeno finché non vi si arrivi in fondo, quando giunti alla parola “fine” si chiudono gli occhi e si RIcomincia a pensare.

Ostaggio del sesso

Autore: Andrea Mucciolo

Editore: Eracle Edizioni

Sito ufficiale dell’opera: www.ostaggiodelsesso.com

La mia avventura su Galassia Arte

La mia avventura sul portale Galassia Arte (www.galassiaarte.it – Galleria d’arte virtuale per artisti emergenti) e precisamente sul forum interno al portale, il Forum per aspiranti scrittori e poeti, inizia quasi un anno fa, precisamente il 27 Gennaio 2010.

Quel giorno ricordo che entrai in punta di piedi, per paura quasi di disturbare; non sapevo se fosse la mossa giusta, ma difficilmente ho preventivamente calcolato le mie mosse, in passato. Decisi di tentare, spinta dal desiderio incredibile di ritrovare qualcosa che avevo perso: la voglia di rimettermi in gioco, provando a confrontarmi con chi di certo aveva già attraversato come me, almeno una volta, il classico e cosiddetto, “blocco dello scrittore”.

Non che mi fossi mai considerata una scrittrice; da piccoli ci insegnano che gli scrittori sono quelli che leggiamo sulle copertine dei libri sugli scaffali della libreria, e probabilmente è così. Ma non mi è mai importato granché della definizione, in realtà; ho sempre creduto che essere scrittori significasse sentirsi scrittori, riconoscere quell’istinto di distillare tutto lo scorrere di emozioni e sentimenti che chiedono vita, in noi, e farlo vivere attraverso non più unicamente i propri pensieri, ma un semplice canale quale può essere un foglio di carta, nei casi più tradizionali.

“Rimettermi in gioco” perché in quel periodo la mia passione per la scrittura faceva a pugni con l’idea di non riuscire, con la consapevolezza di essere fin troppo ambiziosa in un constesto in cui probabilmente, per me, ci sarebbe stato ben poco spazio. Avevo scritto il mio primo libro qualche anno prima, l’avevo terminato con difficoltà e inesperienza, e l’avevo distrutto, pagina per pagina, prima di tentare un’eventuale pubblicazione. Il motivo di quel gesto, però, non importa adesso.

Così, senza alcuna speranza di ritrovare ciò che avevo perduto, ma con la curiosità necessaria per tentare di nuovo un avvicinamento al mondo del quale ero perdutamente innamorata, mi iscrissi al forum di Galassia Arte, accompagnata da un sentimento che sembrava ricalcare l’entusiasmo di un tempo, ma non avrei mai immaginato tutto quello che si verificò dopo.

La prima impressione fu quella che poi si confermò durante i giorni successivi: un forum professionale, serio e di grandissima utilità per chi, come me, intendeva informarsi a tutto tondo sul mondo dell’editoria, perchè si, conservavo ancora il desiderio di pubblicare il mio secondo libro, che poi, in realtà, sarebbe diventato il primo. E forse era proprio quell’irrefrenabile voglia a guidarmi all’interno di quella via, che fino a poco tempo prima mi sembrava così lontana da me.

Mi diedero il benvenuto come quando si apre la porta a qualcuno che non si è mai visto ma che si è aspettato tanto. E ancora oggi è così: ciascuna persona che arriva e comincia a condividere qualcosa di sé con gli altri viene accolto con un sorriso e un pacchetto di speranze gratis per il futuro.

Cominciai così ad esplorare tutto nei minimi dettagli, sostavo per ore davanti alle tante pagine scritte; volevo assorbire tutto quello che era contenuto lì, a disposizione di tutti. Volevo trovare un appiglio a cui restare aggrappata per non cadere più giù, nella voragine dei sogni infranti e delle speranze perdute. Mi piacque così tanto, tutto, così tanto, che girovagare sul forum discutendo con gli utenti, saltellando da una discussione all’altra, diventò un’abitudine quotidiana a cui non potevo e non volevo rinunciare.

Iniziai a conoscere le persone che abitavano il forum, delle persone da cui credo di aver tratto molto; persone meravigliose. Persone che hanno ad oggi un posto preciso nel mio cuore e che credo proprio non lasceranno vuoto mai. Ognuna di loro sa cosa rappresenta per me.

Iniziai a conoscere Andrea Mucciolo, colui che il forum lo aveva fondato, lo aveva fatto e visto crescere, lo aveva amato. Avrei molto da dire su Andrea, molto di quello che ho potuto apprendere nei giorni trascorsi sul forum e molto di quello che ho percepito semplicemente sostenendo le sue campagne, le sue idee, la sua intelligenza.

Ma ancora molto poco di tutto questo avevo appreso, quando mi ritrovai ad indossare i panni della moderatrice di quel luogo che vestiva ormai i colori delle pareti di casa mia. Fu tutto così rapido e inaspettato che non riuscirei nemmeno a raccontarvi l’intensità di quel momento. Nemmeno la felicità che mi pervase.

Ci provai, a calzare quelle vesti, assalita dai dubbi, ma al contempo emozionata e motivata al massimo. Affrontare le piccole difficoltà diventò presto un un fattore irrilevante, con la mano di Andrea sempre pronta a tendersi verso la mia. E intanto passavano i giorni, il forum cresceva e con lui anche io.

Ma non feci in tempo ad abituarmi a quella carica che ne seguirono altre;  fino alla proposta di diventare il secondo amministratore del forum. A quel punto non riuscivo a capacitarmi di come in così breve tempo Andrea potesse affidarmi un incarico così importante. Ma lo capii in fretta. Si era fidato di me, pur non avendo mai avuto modo di guardarmi negli occhi e capire chi esistesse dietro quel nick. Ed io lo apprezzai, ho sempre ammirato le persone capaci di dare fiducia sulla base solamente delle proprie intuizioni, capaci di far emergere chi gli sta accanto, piuttosto che oscurarlo con la propria figura. Lo apprezzo ancora, ogni giorno.

Oggi, dopo otto mesi, ho già dei bellissimi ricordi legati a Galassia Arte, che sono certa si andranno a sommare a quelli che prenderanno forma nei giorni a venire. Ricordi legati a forti emozioni vissute grazie agli scritti presenti nelle varie aree del forum dedicate, quali le poesie e i racconti; grazie ai legami stretti con gli utenti, alle soddisfazioni ottenute attraverso la sezione che grazie all’aiuto indispensabile e all’approvazione di Andrea ho potuto veder realizzata, ovvero un laboratorio di scrittura creativa, dove ognuno è libero di dare sfogo alla propria creatività, partendo da piccoli input.

Il Forum di Galassia Arte è il posto perfetto per un aspirante scrittore, poiché al suo interno non solo troverà discussioni di approfondimento dei principali dubbi legati al processo della pubblicazione – un assillo comune, purtroppo – ma potrà trovare riscontri alle proprie paure, supposizioni, teorie… riguardo le opere prodotte e condivise, e perché no, “scontri”, se consideriamo che anche le critiche o, forse soprattutto quelle, sono lo strumento più efficace per mettere lo scrittore emergente davanti alla realtà della propria scrittura per eventualmente potervi apporre modifiche o le migliorie del caso.

Il Forum di Galassia Arte ospita creazioni artistiche di tutti i tipi, ospita artisti di tutti i tipi. Il Forum di Galassia Arte ospita vita. Vita che si fonde con l’arte, poiché essa è già di per sé un’opera d’arte. Quale modo migliore, quindi, di forgiare la propria personalità artistica? Io ho deciso di cominciare da qui.

E che dire degli utenti, i protagonisti assoluti di questa fucina, coloro che, con in spalla la speranza di emergere, affidano ogni giorno al forum una loro emozione, vestendola di colori e forme diverse, regalando ai lettori una nuova esperienza. Sono ognuno un componente prezioso di questo fantastico puzzle, di questa comunità di pensatori, di artisti. Alcuni di loro, scelti per delle peculiarità che spiccavano fra tutti, affiancano oggi me e Andrea, collaborando al mantenere il forum un luogo pulito, dove il rispetto regna sovrano, dove la beffa non si annovera tra gli elementi caratterizzanti la nostra politica. E’ con un inchino  sincero che colgo l’occasione, tramite questo scritto, di ringraziarli come meritano, giacché meravigliosi, ognuno per una dissimile ragione. Ognuno perché speciale.

E ringrazio ovviamente Andrea, come fondatore del forum e come amico, per aver teso la mano, per aver lasciato che accadesse qualcosa per cui, oggi, ho qualcosa in più da trasmettere.

Difficoltà, amarezze, scossoni, non sono mancati, ma ne siamo usciti ogni volta, ricordando di tener la testa ben alta, in modo da poter guardare avanti, nella prospettiva di un futuro concreto e soddisfacente per quanti vogliano fruirne.

Da otto mesi ho ricominciato a scrivere. Ho ricominciato a sperare. Io ricomincio ogni giorno da Galassia Arte.

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La mia recensione sul manuale “Come diventare scrittori oggi”, di Andrea Mucciolo

Ti alzi la mattina con la voglia di riempire di parole una pagina bianca, parole che a molti potranno apparire tutte uguali e comuni, solo perchè si susseguono interminabili in uno spazio che ancora non hai definito.
Attorno a te, nulla che ti possa incitare maggiormente a scrivere la parola fine e a pensare che quel tuo immenso, indefinibile mondo, possa essere contenuto in un piccolo prodotto commerciale, tangibile, che puoi prendere in mano e dire: questo sono io. Niente, non una speranza che proprio tu, piccolo sognatore da strapazzo come sempre ti sei definito, possa emergere in questa cruda realtà sociale, dove chi ha denaro è padrone; dove chi ha un sogno, troppo spesso, finisce per abbandonarlo e non credervi più.
E conosci a memoria gli scaffali delle librerie, sono la fotografia dei tuoi desideri: il tuo libro, proprio lì, in mostra al mondo. Ma torni a casa con la tua bella penna, la tua moleskine, e ti convinci che non hai i mezzi per fronteggiare la realtà o, almeno, sai che devi crederci; altro non ti è concesso, solo sognare. Gli amici? Troppo spesso ti dicono di non mollare e crederci, ma tu già non ci credevi più.

Poi un giorno decidi di fare un bel giro su internet, tanto ormai è di moda, ti offre tutto quello a cui pensi a portata di mano. Così fai una ricerca, anzi due, ne fai mille. Ti dici che no, non può esistere una realtà che non ti possa prendere in considerazione; in fondo altri, prima di te, ce l’hanno fatta.
Devi cercare, spulciare. Trovi non so dove un appiglio per non lasciar cadere quell’ultimo briciolo di speranza di venir fuori allo scoperto.
E poi una luce si accende di nuovo: prendi coscienza del fatto che molte cose non le sapevi, che altri prima di te avevano cercato la soluzione, che l’avevano messa lì, a portata di mano. Ti metti in contatto, segui un blog, ti iscrivi a un forum, parli con persone che hanno il tuo stesso sogno, il tuo stesso obiettivo.
Non ci credi, è una realtà di tanti, non eri un misero sognatore da strapazzo; qualcuno lotta ogni giorno per arrivare a farsi conoscere, a far leggere di se al mondo.
E un bel giorno, decidi di imparare a riconoscere le porte che ti faranno entrare in quelle librerie, dove uno spazio, tra quegli scaffali, sarà riservato a TE.

Così acquisti un manuale, come il vademecum di Andrea Mucciolo, COME DIVENTARE SCRITTORI OGGI. Ne hai sentito parlare tanto, lo hanno letto in tanti, ma per te rappresenta uno dei classici espedienti per evadere dalle tue convinzioni pessimistiche ormai radicate e aggrapparti a quel che resta della parte meno scettica di te, quella che ancora ci crede in quel sogno.
Ne sfogli una, due, tre pagine, e quello che credevi di trovare, cioè parole volte a risuonare in coro come una canzone già sentita, una poesia già letta, non c’è.
Non era uno di quei tanti manuali a cui eri abituato, quelli che ostentavano saccenza e supponenza ad ogni pagina, tutt’altro: quel libro ti prende per mano e ti accompagna nell’apprendimento di criteri e tecniche a cui non avevi mai prestato attenzione; nozioni base che non puoi ignorare se vuoi affacciarti al mondo e gridare “io sono qui, venitemi a leggere!”, consigli e ancora consigli su come rapportarsi alle figure maggiori in cui potremmo imbatterci.
Quel libro è l’amico che cercavi, quel compagno d’avventura che volevi ti prendesse per mano aiutandoti a varcare quelle soglie ancora buie, le parole che non avevi ancora letto, la speranza che avevi abbandonato.

Andrea Mucciolo ti guida, con la sua semplicità ed esperienza – da notare la trasparenza con cui si espone – all’interno delle stanze di cui ignori le più piccole e sottili insidie, ti fa sedere ad esaminare il tuo modo di rappresentare e raccontare le cose, ti fa notare dove potresti inciampare, ti consiglia e ti mostra.

Un bellissimo viaggio all’interno dell’editoria per artisti emergenti, un viaggio all’interno di tecnicismi che non avresti considerato, perso nel flusso creativo che ti avvolge durante la scrittura; un viaggio mirato verso la meta comune a tutti gli aspiranti scrittori: rendere pubblico ciò che siamo, magari senza dover vincere al superenalotto per poterlo fare, magari senza doversi piegare a vincoli che ci tarpano le ali e dover guardare mentre fanno a pezzi e ricuciono a loro standard la nostra creazione.

Hai un sogno? Sei un aspirante scrittore? Non sai da dove iniziare, non sai come presentarti al pubblico dei lettori? COME DIVENTARE SCRITTORI OGGI è la risposta a tutti i tuoi quesiti. Si, anche quelli che sembravi porti soltanto tu…

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