L’ultima offensiva, di Giovanni Melappioni. Recensione

Si legge come una cronaca di guerra, L’ultima offensiva di Giovanni Melappioni, romanzo storico che narra le vicende di Tom, Hans, Grosky, John. Non sono gli unici a risaltare nella trama: ogni personaggio ha un ruolo ben definito all’interno del grande disegno di tragicità che è l’offensiva cui le Ardenne del 1944 fanno da sfondo.
La trama si narra su due grandi fronti di battaglia, dove a spiccare non saranno poi tanto, alla fine, le “etichette”, quanto l’aspetto umano di tutta la vicenda, quanto gli uomini, dietro l’etichetta: uomini costretti l’uno a decidere le sorti dell’altro dal crudele mirino dell’azione, uomini che per credo o per sfortuna toccano con mano ciò che una persona non dovrebbe mai nemmeno immaginare. Individui trasformati in angeli della morte, ridotti allo stremo, che si specchiano vivi sulle uniformi annegate in pozze d’orrore, ma che sanno essere al crollo delle proprie coscienze. Vivi, quando dovrebbero essere morti, per onore? O vivi, per troneggiare sullo sfondo di una seconda opportunità? Non lo sapranno, eroi del sangue, martiri per la loro stessa missione.

L’autore percorre con il lettore i sentieri battuti vestendo gli sguardi puntati verso i soldati dell’una o dell’altra divisione di una comprensione fuori dal comune: occhi che nella guerra vedono fragilità dove è puntato un fucile; nella prospettiva di chi prende la mira, anche, di volta in volta. Un approccio sentimentale, potremmo definirlo: una sorta di empatia che passa tra autore e lettore, un filo conduttore che porta questa storia a raccontarsi attraverso immagini forti e crude, eppure adagiate su un letto di pagine bianche, ancora da scrivere, pronte a conservare didascalie di foto da scattare.

Ma quale prospettiva possa esserci dopo una guerra che non ammette eccezioni nemmeno l’autore lo lascia immaginare: si appresta però a fornirci aneddoti cui attingere per riconoscere, negli uomini attori di questa barbarie, una condizione di uguaglianza, gli uni con gli altri, e di non appartenenza, nei confronti della stessa guerra di cui sono, più o meno a malincuore, protagonisti.

La bravura dell’autore sta proprio nel far attraversare con la mente i luoghi descritti, quasi a poter calpestare con gli stivali logori la neve inzuppata di atroci delitti e camminare al fianco di uomini dei quali man mano si conoscono pensieri, desideri e, perché no, speranze.

Lo stile narrativo è più o meno o scorrevole, a seconda dell’azione: si tratta pur sempre di un romanzo di guerra, si tenga conto del fatto che al suo interno leggiamo storie di offensive e battute in risposta, prendiamo parte ad azioni di attacco e difesa, di fuga. Di morte e di salvezza.

I termini tecnici, che rivelano soprattutto parte dell’artiglieria utilizzata in missione, indicano forte padronanza del linguaggio storico/bellico e conoscenza approfondita del tema: anche con lo scorrere degli eventi l’autore ci fa apprendere nozioni sull’argomento in maniera minuziosa e precisa, sulla base di un’infarinatura globale che chi più, chi meno, dovrà certamente avere, trattandosi per l’appunto di un tema militare su sfondo a noi tutti noto: la seconda guerra mondiale.

La trama è ben costruita, mai noiosa o ferma, incomprensibile: piuttosto trascinante, invece, alcuni periodi molto intensi. Una storia che si fa ricordare, per la drammaticità degli eventi, sì, ma anche perché ciò che appare agghiacciante e crudo, sebbene possa apparire inizialmente non indicato per lettori estremamente sensibili ai racconti dove la violenza è parte integrante delle sequenze, diventa un elemento fondamentale per saper guardare dentro e oltre l’orrore e scorgere la disperazione, e dunque l’umanità, anche dove non sembrerebbe esistere.

Consiglio questo libro a chiunque abbia voglia di leggere un bel libro, a chi crede fermamente che dietro un’idea ci sia una persona, a chi sente il costante bisogno di mettere in discussione le proprie convinzioni. A chi si sente un eroe della quotidianità e sa bene che non tutte le scelte sono facili decisioni.

E consiglio questo libro perché è scritto bene, è argomentato a dovere, e ha tutte le carte in regola per uscire dalla letteratura di background ed essere ritenuto, con il favore del pubblico, all’altezza delle firme più discusse.

di Roberta Volpi

» Visita il sito ufficiale: www.robertavolpi.com

4 commenti

  1. Franco ha detto,

    18 gennaio 2012 a 20:17

    Le tue recensioni sono sempre attente e precise, brava ^_^

  2. Michael Crisafulli ha detto,

    25 gennaio 2012 a 19:31

    Ciao Roberta (o dovrei dire Nuriel :D ), sono Michael (Krusa27) non so se ti ricordi di me! Passavo di qua, ti lascio un saluto! Ciao!

  3. Roberta Volpi ha detto,

    29 gennaio 2012 a 18:20

    Roberta va più che bene, ciao! Mi ricordo ovviamente, mi fa piacere la tua visita. A presto ;)


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