Improvvisare fa parte della vita. Spesso non ce ne rendiamo neanche conto, ma lo facciamo più di quello che diamo a vedere. Improvvisiamo nelle situazioni di stallo, in quelle a noi meno confacenti, in quelle dove inconsciamente diamo un po’ più di spazio alle espressioni del nostro animo, e gli permettiamo di uscire allo scoperto. Chi improvvisa lo fa perché talvolta non sa bene cosa fare ed esprimersi in modo superficiale è così più semplice. Non ci credete, questo è quello che che la lingua italiana vuole che tutti noi crediamo. Chi improvvisa, spesso, lo fa solo perché ha dimenticato di annodare il legaccio intorno alle emozioni, quelle che solitamente si nascondono dietro a ogni apparenza prontamente esercitata.
L’improvvisazione è l’istinto di un attimo, ma non è mai casuale.
Un nuovo blog, con due improvvisati e le loro improvvisazioni non casuali
Un forum aperto a tutti e dedicato alla letteratura, principalmente.
Un forum dove parlare di scrittura, chiedere consigli per la pubblicazione di un libro, fare una ricerca tra le case editrici di cui man mano si discuterà. Un forum per chiunque abbia voglia di trovare nuove trame da leggere.
Siamo appena nati sul web, ma su Facebook il nostro gruppo è compatto e numeroso.
Venite a farci visita: sarete i benvenuti!
Si legge come una cronaca di guerra, L’ultima offensiva di Giovanni Melappioni, romanzo storico che narra le vicende di Tom, Hans, Grosky, John. Non sono gli unici a risaltare nella trama: ogni personaggio ha un ruolo ben definito all’interno del grande disegno di tragicità che è l’offensiva cui le Ardenne del 1944 fanno da sfondo.
La trama si narra su due grandi fronti di battaglia, dove a spiccare non saranno poi tanto, alla fine, le “etichette”, quanto l’aspetto umano di tutta la vicenda, quanto gli uomini, dietro l’etichetta: uomini costretti l’uno a decidere le sorti dell’altro dal crudele mirino dell’azione, uomini che per credo o per sfortuna toccano con mano ciò che una persona non dovrebbe mai nemmeno immaginare. Individui trasformati in angeli della morte, ridotti allo stremo, che si specchiano vivi sulle uniformi annegate in pozze d’orrore, ma che sanno essere al crollo delle proprie coscienze. Vivi, quando dovrebbero essere morti, per onore? O vivi, per troneggiare sullo sfondo di una seconda opportunità? Non lo sapranno, eroi del sangue, martiri per la loro stessa missione.
L’autore percorre con il lettore i sentieri battuti vestendo gli sguardi puntati verso i soldati dell’una o dell’altra divisione di una comprensione fuori dal comune: occhi che nella guerra vedono fragilità dove è puntato un fucile; nella prospettiva di chi prende la mira, anche, di volta in volta. Un approccio sentimentale, potremmo definirlo: una sorta di empatia che passa tra autore e lettore, un filo conduttore che porta questa storia a raccontarsi attraverso immagini forti e crude, eppure adagiate su un letto di pagine bianche, ancora da scrivere, pronte a conservare didascalie di foto da scattare.
Ma quale prospettiva possa esserci dopo una guerra che non ammette eccezioni nemmeno l’autore lo lascia immaginare: si appresta però a fornirci aneddoti cui attingere per riconoscere, negli uomini attori di questa barbarie, una condizione di uguaglianza, gli uni con gli altri, e di non appartenenza, nei confronti della stessa guerra di cui sono, più o meno a malincuore, protagonisti.
La bravura dell’autore sta proprio nel far attraversare con la mente i luoghi descritti, quasi a poter calpestare con gli stivali logori la neve inzuppata di atroci delitti e camminare al fianco di uomini dei quali man mano si conoscono pensieri, desideri e, perché no, speranze.
Lo stile narrativo è più o meno o scorrevole, a seconda dell’azione: si tratta pur sempre di un romanzo di guerra, si tenga conto del fatto che al suo interno leggiamo storie di offensive e battute in risposta, prendiamo parte ad azioni di attacco e difesa, di fuga. Di morte e di salvezza.
I termini tecnici, che rivelano soprattutto parte dell’artiglieria utilizzata in missione, indicano forte padronanza del linguaggio storico/bellico e conoscenza approfondita del tema: anche con lo scorrere degli eventi l’autore ci fa apprendere nozioni sull’argomento in maniera minuziosa e precisa, sulla base di un’infarinatura globale che chi più, chi meno, dovrà certamente avere, trattandosi per l’appunto di un tema militare su sfondo a noi tutti noto: la seconda guerra mondiale.
La trama è ben costruita, mai noiosa o ferma, incomprensibile: piuttosto trascinante, invece, alcuni periodi molto intensi. Una storia che si fa ricordare, per la drammaticità degli eventi, sì, ma anche perché ciò che appare agghiacciante e crudo, sebbene possa apparire inizialmente non indicato per lettori estremamente sensibili ai racconti dove la violenza è parte integrante delle sequenze, diventa un elemento fondamentale per saper guardare dentro e oltre l’orrore e scorgere la disperazione, e dunque l’umanità, anche dove non sembrerebbe esistere.
Consiglio questo libro a chiunque abbia voglia di leggere un bel libro, a chi crede fermamente che dietro un’idea ci sia una persona, a chi sente il costante bisogno di mettere in discussione le proprie convinzioni. A chi si sente un eroe della quotidianità e sa bene che non tutte le scelte sono facili decisioni.
E consiglio questo libro perché è scritto bene, è argomentato a dovere, e ha tutte le carte in regola per uscire dalla letteratura di background ed essere ritenuto, con il favore del pubblico, all’altezza delle firme più discusse.
Chi dice che l’umorismo non sia all’altezza degli altri generi letterari, certamente non avrà avuto modo di leggere racconti o romanzi sul genere ben congeniati e strutturati in modo tale da non far prevaricare un’aspra canzonatura – sicuramente poco godibile – a una sana ironia che, se ben dosata , può davvero rappresentare una chiave d’accesso al testo innovativa – non perché non sia stata forgiata prima, ma per la cattiva abitudine del lettore medio di additare il genere come la tipica lettura leggera da settimana al mare. Ma chi ha detto che ridere non insegni? Non sono forse questo, alcuni libri? Delle morali scritte nero su bianco che si imprimono nella memoria facendo tutti i collegamenti del caso, scavando nella vita di chi li legge passando al setaccio esperienze, avvenimenti, analogie?
Ed è questo che fa un bravo scrittore umoristico: armeggia con strumenti familiari al pubblico destinandoli ad usi a cui non avevano mai immaginato potessero servire. Ti fa sorridere tra le righe inchiodandoti alla fine di un concetto, è un profondo conoscitore della risata e non ammette che la si ridicolizzi traducendola in una mera battuta; perché egli non è quello che ti racconta una barzelletta e tu ridi: è colui che, facendoti ridere, ti emoziona come potrebbero fare soltanto una pagina commovente tratta da un romanzo rosa, l’addio tra due amanti protagonisti di una storia drammatica, il lieto fine in un thriller mozzafiato.
Ed è questo che fa anche Maria Letizia Musu con i suoi scritti, che ho avuto piacevolmente occasione di leggere in tempi diversi, e il romanzo Appuntamento al buio non fa eccezione.
Una trama lineare, semplice, divertente e di facile lettura, per via dello stile fluido ed estremamente incalzante dell’autrice, fattore che rende la narrazione scorrevole al punto giusto: rapida nelle sequenze di presentazione e conoscenza progressiva del personaggio principale e di quelli secondari, più morbida e accomodante all’approssimarsi delle vicende più dense di pathos che concorrono nel raggiungere il climax cui la storia si auspica di arrivare – e qui il lettore ne sarà partecipe – sin dall’inizio.
La semplicità di stile narrativo, tuttavia, non limita la capacità di sorprendere della scrittrice, la quale afferra il lettore più e più volte pizzicandolo dove più si riconosce nella trama tessuta e accompagnandolo con cadenzati passi tra ironia e senso di realismo e attualità da un capitolo all’altro, fino alla conclusione.
Il lettore imparerà a conoscere Dario, protagonista di questo romanzo spiritoso e davvero attuale, attraverso lo specchio della sua comune quotidianità, simbolo di un avvicendarsi tra luci e ombre in cui ogni persona tipo può realmente riconoscersi, se non nel personaggio nello specifico, negli eventi descritti con dovizia di particolari. E imparerà a conoscere la madre di Dario, protagonista di questo romanzo. Anche lei? Aspettate: non avrò mica parlato di un unico personaggio principale… o sì? Beh, lo sanno tutti: dove c’è una madre relativamente discreta non può esistere nulla di univoco.
Una storia dai connotati realistici che il lettore non farà fatica a sentire propri, una trama attuale condita da saporiti intermezzi di spiccato senso dell’humour e accenti di drammatica perplessità.
L’autrice ci fa leggere, attraverso le vicende di Dario, una nozione di vitale importanza che, troppo spesso, presi dal fare e dall’avere, celiamo alla nostra consapevolezza: talvolta crediamo di sapere ciò che è giusto per noi, impostando uno stato mentale di default che diamo buono per ogni evenienza, e tralasciamo un fattore importantissimo che viene a contatto con la nostra vita, che ci sembra volto a minare quell’equilibrio che ci sembra così sano, tanto l’abbiamo ricercato: l’inaspettato. Che ci travolge, ci sorprende mettendo in discussione tutte le certezze instabili messe su con fatica e dedizione, mostrandoci una nuova prospettiva che, se siamo così bravi da voler vedere, si traduce in una possibile e rosea alternativa al nostro cliché.
È così dunque che Maria Letizia Musu ci ospita tra le pagine del suo libro, creando l’ambiente a noi più congeniale per rilassarci in compagnia di Dario e delle sue avventure, facendoci assaggiare il gusto dei sapori dell’improbabile e del fatidico, con la delicatezza e l’esperienza di chi conosce bene i propri strumenti e sa disporli per comunicare con il pubblico.
Non esiste target per una risata emozionale: tutti dovrebbero leggere questo libro, quantomeno per imparare a prendersi un po’ meno sul serio e credere seriamente in se stessi una volta di più.
Ringrazio Giovanni per la bellissima recensione sul mio saggio breve e la condivido con voi, qui
“L’esperienza della scrittura è solitaria. Non necessariamente solitudine ma comunque oltre il foglio e la penna vi è solo l’autore con la sua immaginazione e questo la dice lunga sul seguito dell’arduo lavoro di scrivere. In effetti chiunque sia riuscito a superare la soglia che divide una buona idea da la parola fine in un libro sperimenta poi l’incredibile vastità del mondo della pubblicazione. Può apparire paradossale, perchè di solito chi scrive, giunto alla conclusione, è così esausto e portato a ritenere conclusa la “parte difficile” e invece ecco che sorgono i primi problemi nuovi: come valutare la mia opera? Come propormi a una casa editrice? Cosa sono tutte quelle sigle di cui leggo qua e là nei forum e nelle riviste? Il libro di Roberta Volpi, a questo punto, giunge in soccorso e non solo, rende anche meno solitario il mondo del neo-autore. Con una scrittura moderna, misurata e mai orientata al tecnicismo estremo l’autrice riesce a creare un quadro completo ed esaustivo di tutto ciò che segue la conclusione di un manoscritto. Senza nulla tralasciare ma, al contempo, senza neppure prendere le parti nel descrivere le diverse scelte e opzioni che il mondo dell’editoria propone, il vademecum si presta a guidare serenamente, bello da leggere ma anche da consultare ogni volta che il dubbio assale. Un libricino snello, un formato di agevole consultazione ma denso di esperienze (e esperienza) che l’autrice regala e in cui non dispensa pillole di saggezza auto conferita, al contrario, mostra una conoscenza che abbina alla sensibilità nel proporsi e alla moderatezza del mostrare la sua profonda conoscenza dell’argomento. Un libro che non deve assolutamente mancare negli scaffali di chi vuole, in qualche modo, entrare nel mondo della letteratura da protagonista.“
di Giovanni Melappioni, autore de L’ultima offensiva.
Ci sono cose che nascono per non essere definite.
ono essere percepite, non possono essere spiegate.
Ci sono cose che toccano contemporaneamente più luoghi dell’etere, simili. Come animi.
Attività spirituali.
L’ermetismo riduceva all’essenziale i concetti più universali. Senza lasciare spazio alla comprensione? Forse.
Aprendosi mai deliberatamente all’intepretazione esterna. Non necessaria.
Le composizioni “chiuse” erano maledette. Il poeta, era maledetto.
Se non riesci a sentirlo, non cercare il senso.
Le andò incontro e le si fece accanto, sulla vecchia panchina circondata da foglie nella veste più bella. Con una mano prese la sua, fredda e immobile sul legno come lo sguardo, fisso oltre il visibile di fronte a lei, con l’altra le sfiorò lentamente il viso, per fermarsi appena sotto il mento ed ammirarla. Scrutarla così delicatamente da poter notare ogni minimo particolare del suo volto, anche ciò di cui non si era mai accorto.
La mano scende sulla spalla, la voce di lei ora sussurra un tepore caldo a muovere aliti d’aria rafferma.
Come ti sentiresti. Scoprire che esiste l’infinito e comprendere che non lo puoi toccare.
There’s a lady who’s sure all that glitters is gold
And she’s buying the stairway to heaven.
When she gets there she knows, if the stores are all closed
With a word she can get what she came for.
Ooh, ooh, and she’s buying the stairway to heaven.
There’s a sign on the wall but she wants to be sure
‘Cause you know sometimes words have two meanings.
In a tree by the brook, there’s a songbird who sings,
Sometimes all of our thoughts are misgiven.
Ooh, it makes me wonder,
Ooh, it makes me wonder.
There’s a feeling I get when I look to the west,
And my spirit is crying for leaving.
In my thoughts I have seen rings of smoke through the trees,
And the voices of those who stand looking.
Ooh, it makes me wonder,
Ooh, it really makes me wonder.
And it’s whispered that soon if we all call the tune
Then the piper will lead us to reason.
And a new day will dawn for those who stand long
And the forests will echo with laughter.
If there’s a bustle in your hedgerow, don’t be alarmed now,
It’s just a spring clean for the May queen.
Yes, there are two paths you can go by, but in the long run
There’s still time to change the road you’re on.
And it makes me wonder.
Your head is humming and it won’t go, in case you don’t know,
The piper’s calling you to join him,
Dear lady, can you hear the wind blow, and did you know
Il saggio esce in allegato al 4° nr. di Creativity Papers, rivista creativa online (il link in fondo).
Per realizzare questo libro mi sono in parte avvalsa di testimonianze dirette, pertanto ringrazio chi ha voluto condividere con me il proprio pensiero sull’argomento, i dubbi e le speranze, nel caso degli autori, o le strategie d’azione e le opportunità celate, nel caso dei professionisti. Tutti molto disponibili e preziosi, per la causa.
Per questo motivo ringrazio gli autori che partecipano al progetto ScrivereOggi, del gruppo Promozione Scrittori Emergenti di Facebook, che mi hanno permesso di dar voce alle loro opinioni, i professionisti del settore Leonardo Iattarelli (giornalista per Il Messaggero), Luca Pantanetti (che si occupa di selezione e promozione autori per l’agenzia letteraria Scriptorama), Massimo Lo Monaco (titolare ed editore presso Roma Capitale Magazine), Giampiero Dalle Molle (direttore editoriale della più diffusa rivista italiana di narrativa, la Rivista Inchiostro, e de Il Riccio Editore), e ovviamente la direzione in toto della rivista Creativity Papers per aver ospitato questo libro come primo allegato di saggistica della collana I Quaderni. Tra l’altro, Roberto Sonaglia, direttore del magazine, ha curato la prefazione in apertura al saggio, che ho molto apprezzato.
Questo libro lo dedico a quanti si riconosceranno in una ricerca del compromesso ideale, e con questo intendo il compromesso per cui artisti e professionisti riescano a lavorare bene insieme in un’ottica di conservazione dei presupposti originari che hanno dato vita al processo editoriale, nella completezza del termine, ma anche in una prospettiva avanguardistica che metta in relazione ottimale le due parti. Questo, l’unico compromesso che dovrebbe perseguire chi si dedica veramente all’arte e si mette a disposizione di questa.
Questo libro è dedicato anche alle persone con cui ho uno scambio quotidiano, in amicizia, e a quelle che hanno fatto parte della mia vita, seppur per un periodo a termine, perché sono comunque importanti.
L’ebook è possibile sfogliarlo online o scaricarlo gratuitamente dal sito ufficiale della rivista Creativity Papers, a questo link:
Dal sito potrete scaricare gratuitamente anche il mio nuovo saggio breve in versione ebook sul tema dell’editoria italiana, “Autori verso il libro“, ospitato per questo bimestre dalla collana I Quaderni del free magazine online Creativity Papers, direzione di Roberto Sonaglia, il quale ha anche curato la prefazione del libro.
E se è la carne che devo celebrare
se è fuoco, tra le mie mani, che devo trattenere
che mi si aprano le porte
di questo Inferno lugubre,
ch’io lo possa tingere
di rosso e di cera,
seta e candore a destare le ombre
e profumo di donna a dissetare le vesti.
Voglio te
nella pioggia d’estate
nel vento feroce
nell’inverno gelido, te
nella coltre di nebbia un faro
rischiara una notte di ombre
io
voglio te
tra le dita, nel pianto che ho perso
per tutta la vita,
invano?
Voglio te, nel silenzio.
ora
voglio te, nel respiro
di un abete, spoglio
voglio te, e il canto del mare
sarà ombra al suono delle tue
parole.
Il caso? Forse non esiste. Oppure, se esiste, va a braccetto col destino. Probabilmente lo stesso destino che decide di far incontrare quest’uomo e questa donna, protagonisti di un romanzo forte e attuale che veste i panni di un documentario sulla ricerca della verità, una verità che scotta.
La storia di una donna, di un uomo. Del sacrificio che intreccia la natura umana e il profondo senso di identificazione con essa.
Domenico Romeo, autore del romanzo, ci condurrà con coraggio e attraverso tematiche mediorientali, in viaggio verso le regioni remote della conoscenza e della coscienza di sé: un percorso alla ricerca della libertà. Il profondo scavare per raggiungere una verità tanto agognata.
E quale titolo migliore per rispecchiare un’opera con tali caratteristiche: Le viscere della libertà comporrà un puzzle di contrasti ideologici, differenze culturali; teorie su sionismo e antisionismo, protagoniste di quello che è definito un thriller psico-ideologico senza precedenti, nel suo stile.
La presenza di importanti e rare documentazioni a integrazione della storia narrata fa sì che su questo libro si ponga un’attenzione particolare, reverenziale quasi, che attesta originalità di forma e di contenuto.
Le viscere della libertà, edito da Arduino Sacco Editore: un romanzo che ha senz’altro meritato il riconoscimento internazionale conferitogli.
Celebrarti
con rose
che non vedemmo mai.
Raggiungerti
e ricalcare l’attimo, caldo
di un battito
e condividermi, e legarsi.
E sussurrarti
con il vento
odore di un futuro in cui
ho già poggiato il passo.
La mia poesia “Lo scherno del cielo” pubblicata sul Numero 259, attualmente in edicola, della rivista internazionale di cultura poetica “Poesia”, distribuita da oltre vent’anni in tutta Europa ed edita da Crocetti Editore.
Le poesie «Il tempo di un respiro», «L’abominio» e «L’infinito non racconta se stesso» sono state pubblicate in versione originale sul numero 1-2/2011 di «Inchiostro, rivista di storie e racconti da leggere e da scrivere – www.rivistainchiostro.it».
L’autrice ringrazia la rivista Inchiostro, il suo direttore, la redazione e la casa editrice Il Riccio Editore per la disponibilità dimostrata.
Il mio secondo articolo per il Clubbling, free magazine mensile nazionale presente in tutti ritrovi e locali gay d’Italia, con 20.000 copie in distribuzione gratuita.
L’articolo è dedicato all’artista palermitano Christian Paul Impeduglia.
Potrete scaricare il numero completo di aprile 2011 in versione pdf a questo link: http://www.gayclubbing.it/scarica.htm
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Per ottenere l’inserimento gratuito nel portale, l’azienda, purché Snc, Srl, Sas o ditta individuale, dovrà seguire la procedura descritta nel sito, alla voce “Come aderire“.
Imprese Vincenti è un progetto di Andrea Mucciolo e Roberta Volpi.
Udire il mormorio sottile
del tormento
non fu mai così feroce
eppure tra le lacrime
nascoste al volto
ti riflettevi tu
ogni volta
e dell’immagine di me, sbiadita
non restava altro
che una pozza di cristallo.
E labbra tese a pizzicare l’aria,
assillo di ricordi putridi
e speziati.
Inumidire l’anima
e goccia a goccia scivolare
in questa notte eterna
rubata al cielo e alle sue stelle.
Ma forse un giorno,
un giorno lontano,
tra rovine di albe perdute
e primavere da annusare
saprò inseguire il sole
e nella nube che oscura
il giorno
riconoscerò di te
l’impronta, parassita,
e sulle ali del tempo
ti consegnerò alla vita,
fino all’ultimo passo,
e fino all’ultimo soffio
di vento
riscriverò i ricordi
che avrò.
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Disclaimer
Questo blog non costituisce testata giornalistica. Non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità dell’autore. Pertanto non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge. n. 62 del 7/3/2001